Cosa si nasconde davvero nei cornetti del supermercato: la guida che ogni italiano dovrebbe leggere prima della prossima spesa

Quando acquistiamo cornetti confezionati al supermercato, raramente ci soffermiamo oltre la rapida occhiata alle calorie o alla data di scadenza. Eppure, dietro quella sfoglia dorata e apparentemente innocua, si nasconde un universo di sostanze che meritano la nostra attenzione, specialmente se seguiamo regimi alimentari specifici o abbiamo particolari esigenze nutrizionali. La lista ingredienti dei prodotti da forno confezionati nasconde spesso additivi e sostanze tecnologiche che i consumatori faticano a interpretare correttamente, rendendo difficili scelte davvero consapevoli.

Quando l’etichetta racconta solo metà della storia

La normativa europea obbliga i produttori a elencare gli ingredienti in ordine decrescente di peso, ma questo non significa che le informazioni siano sempre chiare o facilmente interpretabili. Molti additivi alimentari con un numero E vengono indicati con sigle alfanumeriche che richiedono conoscenze specifiche per essere decodificate. Un consumatore medio difficilmente riconosce cosa si nasconda dietro una sigla come E471 o E472e, sostanze comunemente utilizzate come emulsionanti nei prodotti da forno secondo il regolamento europeo sugli additivi alimentari.

Il problema diventa particolarmente rilevante per chi segue diete vegane, vegetariane, o per motivi religiosi deve evitare determinati ingredienti. Gli emulsionanti della famiglia E470-E472 possono essere ottenuti sia da grassi vegetali sia da grassi animali, ma la normativa non impone al produttore di specificare l’origine a meno che non vi sia presenza di allergeni. Questo rende più complessa la scelta per chi vuole escludere ingredienti di origine animale per motivi etici o religiosi.

Gli additivi che non ti aspetti nella prima colazione

I cornetti confezionati necessitano di una shelf-life prolungata, che la semplice combinazione di farina, burro e uova non garantirebbe. Nei prodotti da forno industriali vengono quindi spesso impiegati emulsionanti, enzimi, antiossidanti e conservanti per migliorare conservabilità e stabilità rispetto a un cornetto fresco artigianale. L’atmosfera protettiva del confezionamento contribuisce ulteriormente a prolungare la durata sullo scaffale.

I conservanti sotto la lente

L’acido sorbico e i suoi sali, come il sorbato di potassio, sono conservanti ampiamente utilizzati nei prodotti da forno confezionati per prevenire la crescita di muffe e lieviti. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha concluso che, alle attuali dosi d’uso, questi composti sono considerati sicuri per la popolazione generale. Tuttavia, valutazioni di esposizione dietetica mostrano che in alcuni gruppi ad alto consumo di prodotti contenenti questi additivi, l’assunzione può avvicinarsi ai valori massimi raccomandati. Chi consuma regolarmente prodotti da forno confezionati dovrebbe essere consapevole della loro presenza, soprattutto in caso di regimi nutrizionali particolarmente controllati.

Gli emulsionanti invisibili

Lecitine, mono e digliceridi degli acidi grassi e loro derivati sono tra gli emulsionanti più comuni nella pasticceria industriale. Le lecitine possono derivare da soia, uova o altre fonti, e la fonte deve essere specificata quando è necessario indicare un allergene. I mono e digliceridi degli acidi grassi, così come gli altri emulsionanti correlati, migliorano struttura e sofficità degli impasti, ma la loro origine lipidica vegetale o animale non è obbligatoriamente dichiarata in etichetta, creando incertezza per consumatori vegani o con specifici vincoli religiosi.

L’impatto sui piani alimentari controllati

Chi segue un regime alimentare studiato per gestire diabete, sindrome metabolica o altre condizioni cliniche sa quanto sia importante conoscere esattamente cosa introduce nel proprio organismo. La valutazione nutrizionale standard si basa su energia, carboidrati, grassi e proteine, ma nei prodotti da forno industriali vengono impiegati anche enzimi e additivi tecnologici che possono modificare la struttura dell’amido e quindi la risposta glicemica rispetto a un prodotto semplice preparato con gli stessi ingredienti di base.

I miglioratori per panificazione possono contenere enzimi come amilasi fungine o batteriche, che favoriscono la degradazione dell’amido e migliorano volume e morbidezza del prodotto. Studi sul pane e sui prodotti da forno hanno mostrato che processi tecnologici, tipologia di farina, grado di raffinazione, uso di enzimi, lievitazione e trattamenti termici possono influenzare l’indice glicemico e la risposta post-prandiale al glucosio, talvolta in modo non immediatamente deducibile dalla sola quantità totale di carboidrati indicata in etichetta. Per chi deve calcolare con precisione l’apporto glucidico per la gestione dell’insulina, questi aspetti rappresentano variabili aggiuntive da considerare con il supporto del medico o del dietista.

Il problema delle porzioni standard

Le tabelle nutrizionali riportano valori riferiti per 100 grammi o per porzione, in linea con il regolamento europeo, ma le valutazioni di sicurezza degli additivi si basano su una stima dell’esposizione complessiva derivante da tutte le fonti alimentari che li contengono. Nella pratica quotidiana, molte persone consumano più prodotti trasformati che contengono gli stessi additivi in diversi momenti della giornata. Diversi pareri scientifici sottolineano che in alcuni gruppi di popolazione ad alto consumo di alimenti trasformati, l’esposizione combinata a determinati additivi può avvicinarsi o superare temporaneamente i limiti raccomandati, motivo per cui l’effetto cumulativo attraverso alimenti diversi è oggetto costante di monitoraggio e aggiornamento normativo.

Come navigare tra gli scaffali con maggiore consapevolezza

Non si tratta di demonizzare i prodotti confezionati o di alimentare allarmismi infondati, ma di pretendere informazioni complete e comprensibili. Alcuni accorgimenti possono aiutare a orientarsi meglio nella scelta dei prodotti.

  • Imparare a decifrare le sigle: database pubblici come quello dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare permettono di risalire dal codice E al nome della sostanza, alla funzione tecnologica e alle valutazioni di sicurezza
  • Confrontare prodotti simili: studi comparativi sulle etichette di prodotti da forno confezionati mostrano ampie differenze nel numero e nel tipo di additivi utilizzati da produttori diversi, con la possibilità di scegliere formulazioni più semplici quando disponibili
  • Verificare la presenza di claim specifici: indicazioni volontarie come “senza conservanti” o “solo emulsionanti di origine vegetale” sono disciplinate dal regolamento europeo e, se riportate, devono essere veritiere e documentabili
  • Contattare il servizio consumatori: i produttori sono tenuti a poter fornire informazioni aggiuntive sugli ingredienti, compresa l’origine delle materie prime, quando richiesto dai consumatori, soprattutto in relazione ad allergeni, requisiti religiosi o esigenze dietetiche particolari

Il diritto a scelte consapevoli

La questione degli additivi percepiti come nascosti solleva interrogativi più ampi sulla trasparenza dell’industria alimentare. Non basta rispettare formalmente gli obblighi di legge se le informazioni restano difficili da interpretare per una parte significativa dei consumatori. Diverse indagini europee mostrano che molti cittadini trovano le etichette alimentari poco comprensibili senza competenze specifiche. Chi ha necessità specifiche legate a salute, etica o religione dovrebbe poter identificare rapidamente se un prodotto è compatibile con le proprie esigenze.

I cornetti rappresentano solo un esempio di una problematica diffusa nei prodotti da forno confezionati. La stessa dinamica si ripete per brioche, croissant, plumcake e altri prodotti che popolano le nostre colazioni, che spesso condividono pattern simili di utilizzo di emulsionanti, enzimi e altri coadiuvanti tecnologici. Ogni consumatore ha diritto a sapere esattamente cosa sta acquistando, senza dover necessariamente diventare un esperto di chimica alimentare: una tutela effettiva passa attraverso una comunicazione chiara, onesta e realmente accessibile.

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