Quando un figlio ormai cresciuto trascorre la maggior parte delle sue giornate immerso in mondi digitali, la preoccupazione di un padre non riguarda solo le ore davanti allo schermo, ma tocca qualcosa di più profondo: il timore che quella dipendenza possa compromettere le sue opportunità future e, soprattutto, il legame che li unisce. Non si tratta semplicemente di “ridurre il tempo sui videogiochi”, ma di comprendere cosa si nasconde dietro quel comportamento e come ricostruire un dialogo autentico.
Oltre la dipendenza: comprendere il rifugio digitale
Prima di etichettare il comportamento come semplice pigrizia o mancanza di ambizione, è fondamentale riconoscere che l’uso problematico o eccessivo di Internet, social e videogiochi in un giovane adulto può essere correlato a difficoltà emotive come ansia, depressione, bassa autostima e strategie di evitamento rispetto alle sfide della vita reale. Studi sulla cosiddetta dipendenza da videogiochi su Internet mostrano associazioni significative tra uso problematico del gaming e sintomi di ansia, depressione e bassa autostima nei giovani adulti. Il mondo digitale offre gratificazioni immediate, obiettivi chiari e un senso di controllo che la vita reale, con le sue incertezze lavorative e relazionali, spesso non garantisce in modo altrettanto rapido.
Per un padre, questo significa spostare l’attenzione dal sintomo alla causa. Invece di concentrarsi esclusivamente sulle ore passate davanti agli schermi, occorre chiedersi: cosa sta cercando mio figlio in quei mondi virtuali che non trova nella sua quotidianità ? Quali paure sta evitando? Rispondere a queste domande rappresenta il primo passo verso una comprensione autentica del problema.
Il rischio delle strategie punitive e del confronto diretto
L’errore più comune, comprensibile ma controproducente, consiste nell’irrigidire la propria posizione attraverso ultimatum, confronti aggressivi o paragoni con altri coetanei più “riusciti”. La letteratura sulle pratiche educative suggerisce che uno stile genitoriale autoritario si associa più frequentemente a conflitti, minore comunicazione e maggiore distanza emotiva nei figli adolescenti e giovani adulti rispetto a stili più autorevoli e collaborativi.
Un giovane adulto non è più un bambino a cui imporre regole rigide, ma nemmeno un adulto completamente autonomo. Si trova in una zona grigia che richiede un equilibrio delicato tra sostegno e responsabilizzazione. Le prediche sui rischi per il futuro lavorativo, per quanto fondate, vengono spesso percepite come giudizi che alimentano sensi di colpa senza offrire soluzioni concrete, soprattutto se non accompagnate da ascolto e orientamento pratico.
Ricostruire il dialogo attraverso l’ascolto strategico
Il primo passo efficace non prevede di parlare, ma di ascoltare davvero. Questo significa creare momenti di condivisione dove il figlio possa esprimersi senza timore di essere giudicato. Domande aperte come “Cosa ti piace di quel gioco?” o “Cosa provi quando sei online?” possono aprire prospettive inaspettate. L’uso di domande aperte e di un ascolto non giudicante è alla base dei colloqui motivazionali e degli approcci comunicativi efficaci con giovani adulti che mostrano comportamenti a rischio o abitudini problematiche.
Molti giovani trovano nei videogiochi una comunità , un senso di appartenenza e di competenza che manca nella loro esperienza quotidiana. Diversi studi mostrano che il gaming online può soddisfare bisogni di relazione, competenza e autonomia, contribuendo a un senso di appartenenza a gruppi sociali virtuali. Comprendere questi bisogni legittimi permette di cercare insieme modalità alternative per soddisfarli nel mondo reale, senza svalutare ciò che per loro ha valore.
Tecniche di comunicazione efficace
- Utilizzare messaggi in prima persona: esprimere le proprie preoccupazioni partendo dai propri sentimenti (“Mi preoccupo quando…” invece di “Tu non fai mai…”) riduce la difensività e favorisce un dialogo più aperto
- Riconoscere gli aspetti positivi: identificare competenze sviluppate attraverso i videogiochi come problem solving, coordinazione e capacità strategiche
- Separare il comportamento dalla persona: criticare l’abitudine eccessiva senza attaccare l’identità del figlio riduce il rischio di interiorizzazione di etichette negative
- Proporre invece di imporre: co-costruire obiettivi e strategie anziché calare decisioni dall’alto favorisce il senso di autonomia e di responsabilitÃ
Dalla preoccupazione all’azione condivisa
Una volta ristabilito un canale comunicativo, diventa possibile affrontare concretamente la questione del futuro lavorativo. Piuttosto che elencare i rischi dell’inazione, risulta più efficace esplorare insieme interessi, talenti e possibilità . Esistono percorsi professionali legati al digitale, al gaming e alla tecnologia come sviluppo software, game design, content creation e cybersecurity che, quando affrontati con realismo e competenze adeguate, possono trasformare una passione in opportunità professionali.

Molti giovani adulti italiani sperimentano incertezza e difficoltà nell’orientarsi in un mercato del lavoro percepito come complesso, instabile e poco leggibile, più che una pura mancanza di volontà . Un padre può assumere il ruolo di facilitatore, aiutando a spezzare obiettivi grandi e spaventosi in passi piccoli e gestibili. Stabilire micro-obiettivi settimanali rappresenta una strategia vincente: non “trovare lavoro” ma “aggiornare il curriculum”, “iscriversi a una piattaforma di ricerca lavoro” o “contattare un’azienda”.
Creare routine condivise aiuta a rafforzare la relazione: momenti strutturati della giornata dedicati ad attività offline insieme come cucinare, camminare o fare sport leggero possono ridurre gradualmente il tempo passato online. Proporre esperienze alternative come corsi di formazione, volontariato, sport o attività di gruppo offre occasioni di gratificazione, competenza e socialità reale, fattori protettivi per la salute mentale e per l’inserimento lavorativo. Celebrare i piccoli progressi, rinforzando positivamente ogni passo per quanto minimo, favorisce il mantenimento dei comportamenti desiderati.
Quando la relazione diventa il vero obiettivo
Paradossalmente, l’eccessivo focus sul problema dello smartphone o dei videogiochi rischia di oscurare ciò che davvero conta: preservare e nutrire la relazione. Studi sulle relazioni genitore-figlio mostrano che la percezione di essere visti solo in termini di problemi o mancanze è associata a maggiore ritiro, minor condivisione di informazioni personali e a una peggiore qualità del legame. Al contrario, un padre che dimostra interesse autentico per il mondo interiore del figlio, inclusi i suoi interessi digitali, contribuisce a costruire un ponte di fiducia.
Questo non significa approvare l’uso eccessivo della tecnologia, ma riconoscere la persona oltre il comportamento. Condividere un momento giocando insieme, informarsi sui contenuti che lo appassionano, mostrare curiosità genuina anziché solo preoccupazione, cambia radicalmente le dinamiche e rappresenta un fattore protettivo rispetto ai rischi online.
Il cambiamento richiede tempo, pazienza e la disponibilità a mettere in discussione anche le proprie modalità comunicative. Spesso, dietro un uso problematico della tecnologia, si intrecciano anche difficoltà relazionali e dinamiche familiari più ampie. Lavorare sulla qualità della relazione diventa quindi un intervento trasformativo, che va oltre qualsiasi sola limitazione tecnica imposta.
Accompagnare un figlio giovane adulto verso l’autonomia significa accettare che il percorso possa essere tortuoso e diverso da quello immaginato. Ma proprio in questa accettazione, in questo saper stare accanto senza sostituirsi o giudicare in modo costante, si manifesta una delle forme più mature e potenti dell’amore paterno. La strada verso il cambiamento passa attraverso la comprensione reciproca, la pazienza e la costruzione quotidiana di un legame basato sulla fiducia e sul rispetto delle reciproche vulnerabilità .
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